IACONO FRANCESCO

Concorso di pittura "Armonie barocche"

"CAMPAGNA RAGUSANA"

Tecnica: olio su tela

Dimensioni in cm: 60x90

Anno: 2006

 

Concorso di pittura "Armonie barocche"

"PANORAMA IBLEO"

Tecnica: olio su tela

Dimensioni in cm: 50x70

Anno: 2006

 

SCHEDA AUTORE

…Quando molti anni fa il professore e pittore Biagio Brancato e lo scrittore Gesualdo Bufalino si interessarono della pittura di Francesco Iacono, questi viveva ancora isolato nell’altipiano di Chiaramonte, nell’acrocoro che si affaccia sulla vallata di Coste, coltivava un appezzamento di terreno di proprietà e nei ritagli di tempo si divertiva a dipingere il paesaggio che vedeva attorno, la cui bellezza senza pari lo commuoveva e lo ispirava per le sue composizioni. Da ragazzo aveva appreso i primi rudimenti di disegno ma la sua esperienza l’aveva fatta sulla sua carne, da autodidatta.

Allora si gridò al miracolo di quella pittura nata nei casolari rurali di un coltivatore della terra. Si fece della retorica sul “pittore contadino” e si travisarono quei limiti entro i quali si era mossa la ricerca autentica di Brancato e di Bufalino. Tutto questo forse nocque al nostro pittore, schivo com’è, che anziché inorgoglirsi si estraniò,fino a defilarsi, nel silenzio, dai clamori della cronaca che lo riguardava, strombazzata ai quattro venti…

… la sua è una pittura sofferta, certamente, per il suo approccio da autodidatta, ma non una pittura soltanto decorativa e dai correnti ed emblematici archetipi. Il paesaggio non è contemplativo, ma acquista il tono del tempo: ora burrascoso e triste di una malinconia senza speranza; ora luminoso e felice come le semplici e belle cose  di ogni giorno illuminato dal sole-speranza. Una pittura coerente e significativa che si fa amare per la sua semplice e accorata bellezza.

Angelo Campo

Quello che segue è uno stralcio di ciò che G. Bufalino scrisse di lui nel 1978

Iacono vive in un’abitazione rurale sull’altopiano. Vive con la moglie, un’asina, un cane. Tiene in una stanza le vacche, le munge all’alba, le porta al pascolo, le riporta prima che faccia scuro. I pascoli sono chiusi fra muri a secco d’infallibile bellezza. Lui,dalla sua specola sul poggio, ne guarda le pietre luccicare compatte al sole, guarda il sole nascere e morire, le stagioni passare. E disegna e dipinge. Come abbia imparato non sa dire. Una rivolta, forse, una rivincita dell’istinto manuale contro i galatei e le grammatiche talvolta insopportabili dei pittori colti. Oppure è un suo grumo d’emozioni che non ha saputo trovare altra liberazione se non l’esperanto dei segni e dei colori, sul rovescio di un foglio di un calendario,su un cartone d’imballaggio, sulla calce del muro esterno di casa. Iacono copia quello che ha davanti ,ritrae la sua donna, le sue bestie, la stalla, il cielo, ma sopratutto i muri, i grigi muri dell’altopiano che s’intrecciano a perdita d’occhio…

…Poiché lavora sul tardi e nei mesi di luce corta, i colori sono quelli bigi e mortificanti del crepuscolo e dell’autunno, tutta una pittura di sangue lento e triste, nutrita di lunghi silenzi, e di solitudini…