Home » Annibale Carracci

Share This Post

Annibale Carracci

Annibale Carracci

Nacque a Bologna nel 1560, sulla sua infanzia si hanno poche notizie: sicuramente fu battezzato il 3 novembre dello stesso anno della sua nascita.
La famiglia di Annibale non aveva una tradizione artistica, ciò nonostante ci furono ben sei pittori che si affermarono nel loro campo: il fratello maggiore Agostino (1557 – 1602) ed il cugino Ludovico furono i due più famosi.

Il primo maestro di Annibale fu suo cugino Ludovico di cinque anni più grande e probabilmente in seguito, intorno al 1575, studiò anche dal pittore bolognese Bartolomeo Passerotti (1529 – 1592), il cui genere di pittura esercitò un’evidente influenza sui suoi primi quadri.
Completò gli studi artistici visitando varie città italiane (Parma-Venezia); durante questi viaggi ha potuto incontrare grandi artisti (Tintoretto, Veronese e Jacopo Bassano).

Nel 1583 ritornò a Bologna dove ottenne diverse commissioni insieme a Ludovico ed Agostino, dello stesso anno è la Crocifissione, della chiesa di San Nicolò a Bologna, dove risente fortemente degli influssi manieristici.
E sempre insieme fondarono un’accademia d’arte nella città bolognese, che nacque probabilmente nel 1582, come una congrega informale di artisti con ideali e finalità comuni, inizialmente l’accademia venne chiamata “Accademia dei desiderosi” ma verso il 1590 il nome cambiò in “Accademia degli incamminati”, annoverando fra gli allievi molti artisti che si sarebbero distinti nella successiva generazione (Domenichino, Guido Reni).

Del 1585 è il Battesimo di Cristo, per la chiesa di San Gregorio a Bologna, dove inizia a risentire dell’opera del Correggio. Da questo momento nelle sue opere l’influsso del Correggio è predominante arrivando a creare morbide modulazioni coloristiche e figure di una grazia elegante come nei due Compianti sul Cristo Morto, uno a Parma e l’altro distrutto e nell’ Assunzione di Dresda del 1587.

Del 1588 è la Madonna col Bambino e i santi Giovanni, Francesco e Matteo di Dresda, realizzata con una composizione assimetrica, derivata dalla pittura del Veronese.

Da questo Momento si nota nella pittura dell’artista la sostituzione dei valori formali presi dal Correggio, con i drammatici contrasti luministici ripresi da Tiziano e la compostezza e gravità delle figure del Veronese, come nell’ Assunta del 1592, ora conservata alla Pinacoteca Nazionale di Bologna.

Del 1593 è la Madonna col Bambino, san Giovannino e i santi Giovanni e Caterina, costruita con una solida composizione triangolare, formata da figura poderose e inserite in un’architettura classica semplice e monumentale, tutte forme tipiche della pittura rinascimentale dell’Italia centrale, mentre per i colori si rifà sia al Correggio che ai Veneziani.

Nell’ultimo decennio del secolo Annibale era considerato fra i più grandi pittore dell’Italia settentrionale e la sua fama era giunta fino a Roma, dove si recò nel 1594 su invito del cardinale Odoardo Farnese dal quale ricevette la commissione di affrescare alcune sale di Palazzo Farnese.

Tra il 1595 e il 1597 nel Palazzo, iniziò la decorazione ad affreschi del cosiddetto camerino Farnese. Sul soffitto e nelle lunette inserì scene con Storie di Ercole e Ulisse con valore allegorico, in esse viene mostrata la vittoria della virtù e la lotta contro la tentazione, le storie sono inserite in una cornice decorativa che risente dei modelli dell’Italia del Nord, in particolare delle decorazioni monocrome della navata della Cattedrale di Parma.

Napoli, Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte La scelta di Ercole

Nel 1597, Odorardo, rimasto soddisfatto del lavoro al camerino, assegnò al Carracci l’esecuzione della volta ad arco del salone principale del Palazzo, di circa diciotto metri per sei, qui sopra al cornicione sporgente inserì scene mitologiche d’amore tratte dalle Metamorfosi di Ovidio, e lungo le pareti le Virtù poste sotto la protezione di Perseo.

Il tema è la potenza dell’amore a cui soggiacciono anche gli dei. Forse fu il bibliotecario del cardinale Farnese, Fulvio Orsini, a dettarne l’argomento iconografico, e negli stadi finali del lavoro forse intervenì come consigliere anche il cardinal Giovan Battista Agucchi, secondo il Bellori “Volle figurare il pittore con varii emblemi la guerra e la pace tra ‘l celeste e ‘l vulgare Amore instituiti da Platone. Dipinse da un lato l’Amor celeste che lotta con l’Amor vulgare e lo tira per li capelli: questa è la filosofia e la santissima legge che toglie l’anima dal vizio, elevandola in alto. Nel mezzo però di chiarissima luce risplende sopra una corona di lauro immortale, dimostrando che la vittoria contro gl’irragionevoli appetiti inalza gli uomini al cielo. Dall’altro lato significò l’Amor divino che toglie la face all’Amore impuro per estinguerla; ma questi si difende e la ripara dietro il fianco. Gli altri due fanciulli che si abbracciano sono il supremo e ‘l terreno Amore, e gli affetti che si uniscono alla ragione, nel che consiste la virtú e ‘l bene umano. Nel quarto angolo viene descritto Anterote che toglie il ramo della palma ad Amore, nel modo che gli Elei collocarono le statue nel ginnasio; il quale Anterote credevasi che punisse l’Amore ingiusto. Di piú come fondamento de gli affetti moderati aggiunse quattro virtú, Giustizia, Temperanza, Fortezza e Carità: figurine dipinte di sotto, e cosí con le favole alludono insieme al celeste ed al profano Amore.

La pesca (1596)

Annibale non si servì di semplici fregi, adatti ad ambienti con soffitti piatti, già usati da lui e dai suoi familiari nei palazzi Fava e Magnani a Bologna, ma si servi del metodo usato da Pellegrino Tibaldi nelle sue Storie di Ulisse a Palazzo Poggi, adesso sede dell’Università, dove aveva unito insieme pitture eseguite come quadri da cavalletto con figure, agli angoli del soffitto, rappresentate scorciate per essere viste dal basso, metodo già presente nelle Logge Vaticane di Raffaello; Come il Tibaldi, egli dipinse le scene mitologiche principali come “quadri riportati”, cioè come se fossero veri e propri quadri da cavalletto incorniciati, “riportati” sul soffitto e incorporati in una quadratura, consistente in un grosso cornicione pienamente visibile solo nei quattro angoli e sostenuto, tutt’intorno da Erme e Atlanti in finto stucco.

Al centro del soffitto è la maggiore composizione: Il trionfo di Bacco e Arianna, qui il Carrcacci si rifà alle rappresentazioni di baccanali dei sarcofaghi antichi, nella scena due gruppi salgono dolcemente dal centro verso i due lati, al centro una menade e un satiro seguono il battere del tamburello con una danza impetuosa. Il corteo riprende il ritmo ondulato dei cupidi volanti e del “contrapposto” dato dal satiro e delle ninfe sottostanti, figure che hanno funzione sia di incorniciare, che di creare uno spazio.

Il trionfo di Bacco e Arianna” Palazzo Farnese Roma.

Nel 1600 litiga con il fratello Agostino che lo abbandona per recarsi a Parma ed Annibale deve terminare da solo il soffitto della Galleria.

Del 1601 è L’Assunzione della Vergine, realizzata come pala d’altare per la Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo, in essa figure massicce sono inserite in una composizione semplificata, dominata da un colore di origine veneziana.

Negli ultimi dipinti i suoi personaggi dalle espressioni contenute ed eroiche, come nel Domine, quo vadis? di Londra, nella Pietà di Napoli o nella Lamentazione di Parigi, ricordano le pose retoriche di molti tipi Raffaelleschi di un linguaggio convenzionale, ma carico di espressioni soggettive, estremamente impegnate, sia di sensibilità o di dolore o di malinconia.

Negli ultimi anni della sua vita ridusse moltissimo la sua attività, abbandonando anzi tempo i suoi ultimi capolavori, affidandoli ai suoi allievi.

Nel 1609 compie un breve soggiorno a Napoli.
Nello stesso anno il 15 luglio muore, forse per una malattia venerea, e viene sepolto nel Pantheon a Roma

 

La produzione di Annibale era estremamente varia: alternava scene di vita quotidiana, ritratti, soggetti mitologici e paesaggi, si dedicò anche alle stampe, ma si distinse soprattutto come pittore religioso realizzando una serie di importanti pale d’altare.

Fra i primi lavori del pittore, i più originali e significativi sono le scene di vita quotidiana.
Il naturalismo di questi quadri appare in netto contrasto con il classicismo che in seguito avrebbe dominato la sua pittura.

Realizzò anche alcuni ritratti su commissione, ma pare che non nutrisse un particolare interesse per questo genere.
La maggior parte sono ritratti informali, eseguiti chiaramente per piacere personale, e risalgono prevalentemente alle prime fasi della sua attività artistica.

Le opere di Carracci dedicate al paesaggio sono poche, ma il suo contributo al genere si rilevò decisivo.
Risalgono soprattutto agli anni bolognesi e sono un’evoluzione dell’interesse per le scene di vita quotidiana, in quanto vi ricorrono le figure che più lo interessano.

Annibale fu tra i più grandi maestri nell’arte del disegno di tutta la storia dell’arte europea.
Eseguì moltissimi disegni nei generi e con i mezzi più svariati, quelli più famosi sono i nudi realizzati su modelli dal vero nell’ambito della meticolosa preparazione dei suoi dipinti figurativi.
I suoi disegni sono sempre stati apprezzati e figurano nelle collezioni più importanti.

Il vero capolavoro di Carracci sono gli affreschi della Galleria Farnese.
Il progetto si articola in varie scene tratte dalla mitologia classica, che celebrano il potere dell’amore

  • San Girolamo (1585 circa)
  • Uomo con scimmia (1590 c.)
  • La resurrezione di Cristo (1593)
  • La scelta di Ercole (1596)
  • Il trionfo di Bacco e Arianna (1597 – 1600)
  • L’ira di Polifemo (1600 circa)
  • Domine, quo vadis? (1602 circa)
  • Paesaggio con la fuga in Egitto (1604 circa)
  • Annunciazione (1593-1596) Louvre
  • Mangiafagioli (1584-1585) Galleria Colonna
  • Due macellai
  • La Samaritana al pozzo Pinacoteca di Brera

Testo tratto da :Wikipedia

L’Assunta (S.Maria del Popolo a Roma)

Share This Post

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

0
0