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STORIA DELL'ARTE: IL RINASCIMENTO |
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Botticelli: La Primavera (1478) |
Masaccio: Cacciata dal Paradiso (1427) |
Michelangelo: Creazione di Adamo |
Nel Gotico avevamo assistito
all’annullamento dell’effetto di spazio, con semplificazione
delle riproduzioni pittoriche e scultoree. L’appiattimento su un
unico piano verticale, la visione antinaturalistica, quasi
fantastica, l’assenza di chiaroscuro avevano accompagnato l’arte
gotica.
Mentre la corrente Gotica internazionale, collocabile
tra il 1370 e il 1450, era ancora molto radicata in
Europa, in Italia gli artisti continuavano il loro cammino
autonomo, che già li aveva distinti a partire dalla metà del
XIII sec. Non a caso i contemporanei storici dell’arte
definiscono il periodo di questo percorso pressoché individuale
“arte italiana”.
Verso il 1400 troviamo in tutta Europa una fresca società di
banchieri e mercanti. Società più materialista, che ha più
interessi terreni che celesti. Questa società ha fiducia
nella propria intelligenza e un desiderio sfrenato e
spregiudicato di vivere. Tuttavia, pur con queste
premesse, era vivo anche il rapporto con Dio, sebbene senza
l’inquietudine e lo sgomento che avevano fatto l’uomo
medioevale.
In occidente nel ‘400 si stava consolidando un uomo nuovo:
più intraprendente e più sicuro di sé, delle proprie
risorse, iniziative e capacità creative. Si sentiva
l’unico padrone del proprio destino, per questo
accumulava ricchezze e benessere, ma principalmente si
adoperava a creare una nuova cultura, una nuova civiltà
a misura d’uomo. Questi doveva essere al centro
dell’universo, quanto era convinto di poter imbrigliare il mondo
col solo uso della propria intelligenza.
Lo sfondo del Rinascimento è questa nuova società trasformata.
Un fenomeno culturale quasi esclusivamente italiano, il
Rinascimento fu nominato più avanti in questo mondo in quanto
era visto come un tentativo di “far rinascere a nuova
vita” il mondo passato.
Dopo l’Umanesimo, il 1400
è culla di una nuova arte: il Rinascimento.
Per comprendere appieno la datazione del
Rinascimento, occorre tenere presente che tra la fine del XIV
sec. e la prima metà del XV sec. assistiamo a un profondo
mutamento in campo letterario e sociale, meglio conosciuto come
Umanesimo. Gli umanisti, fino a allora
semplicemente letterati, e gli artisti iniziarono a studiare le
opere del passato, con particolare attenzione a quelle
classiche.
L’Umanesimo, trasse il nome da humanae litterae,
come erano chiamate le scritture classiche. In campo
culturale è l’Umanesimo che pone fine al Medioevo e consegna
all’Italia la prestigiosa cattedra di arti e lettere nei
confronti dell’Europa. Con Petrarca (Arezzo
1304 – Arquà 1374), per esempio, era già stato avviato
un processo di auto elevazione morale e spirituale, con continuo
arricchimento intimo, al quale l’apprendimento degli antichi
doveva fornire un esempio di vita e d'arte.
Gli studiosi posizionano la fine del Medioevo e l’inizio
dell’età moderna nell’anno 1492, coincidente con la scoperta
dell’America. Questa è una regola condivisa e abbastanza
coerente in campo letterario. Per l’arte il 1492 è datazione
troppo sfalsata: la nuova era incomincia nei primi anni
del XV sec. . La propensione è di collocare
l’inizio del Rinascimento al 1401, anno in cui a
Firenze si svolse il
concorso per la seconda porta di bronzo del Battistero,
realizzata da Filippo Brunelleschi e
considerata la prima opera rinascimentale.
Nel 1400 nacque un nuovo modo di intendere e fare arte, basato
su diversi elementi che rinnovarono tutte le espressioni
artistiche:
• la nascita della prospettiva e dei colori sfumati;
• la ricerca di proporzioni perfette;
• lo studio approfondito della figura umana, applicato
anche come regola di bellezza e perfezione.
La pittura, la scultura e l’architettura saranno fortemente
influenzate dal nuovo ideale filosofico antropocentrico
e si svilupperanno attorno a queste tre regole artistiche.
Possiamo scomporre il Rinascimento in due particolari datazioni:
il ‘400 e il ‘500. Nel 1400 si sviluppo in Italia e in
particolar modo a Firenze, Mantova, Urbino e Ferrara, mentre nel
1500 a Roma e Venezia. Solo verso la fine degli anni 20
del 1500 si poterono percepire i primi mutamenti nelle opere
artistiche, quei cambiamenti che avrebbe poi portato al
manierismo.
L’arte che germoglia a Firenze e si espande in Italia e
poi in tutta Europa, non sarà più chiamata «arte italiana», ma
«arte rinascimentale», adottando un termine coniato nel 1800 da
uno storico tedesco: Jacob Burckhardt. Col termine
Rinascimento s’intende dare risalto a come l’arte torna a una
percezione estetica molto vicina a quella dell’età
classica di greci e romani.
Le Signorie (come Strozzi, Pitti, Medici e Visconti),
e non solo, si trasformarono in veri focolai di cultura.
Signori, duchi e papi facevo a gara nel farsi abbellire i
palazzi, quale simbolo di prestigio, investendo
in arte e sui migliori e più famosi artisti
come, per menzionarne qualcuno, Brunelleschi, Donatello
e Masaccio. Di questi, forse il più ingegnoso fu
Filippo Brunelleschi. A lui dobbiamo
l’invenzione della prospettiva e l’invenzione dell’architettura
rinascimentale.
Fino al 1450, ciò che più colpiva erano le leggi della
prospettiva, non tanto le regole di razionalità che ne erano
alla base. Solo dopo la metà del 1400 il nuovo stile
rinascimentale trovò critici più accorti alle novità di questa
espressione.
Come detto, il Rinascimento non si diffuse
omogeneamente nello scenario artistico italiano: trascorsero
diversi decenni prima che questi divenne uno stile accettato da
tutti. Firenze ne era il fulcro e fece da diffusore verso il
resto dell’Italia: prima al centro e al nord, poi verso il sud.
Alcuni pittori assunsero il compito di traghettare la
società verso le nuove dottrine artistiche, perché le
novità, per essere capite e condivise, necessitano di
compromessi e di diverso tempo. Questi pittori, che
iniziarono con l’introduzione nei loro dipinti di alcune delle
novità messe a disposizione dai primi artisti rinascimentali,
non si staccarono comunque dalla loro connotazione stilistica
ancora tardo gotica.
Questo tramite è evidente in molti artisti, in particolare
fiorentini, che furono attivi intorno alla metà del secolo, come
Paolo
Uccello, Beato Angelico, Domenico Veneziano, Filippo Lippi,
Andrea del Castagno. In loro era evidente l’accoglienza
dello stile rinascimentale, principalmente per l’introduzione
nei loro dipinti della prospettiva. Questa, frequentemente,
nemmeno capita del tutto nei suoi codici, ma utilizzata con
libertà interpretativa. A fianco alla prospettiva, però,
troviamo una sequenza di componenti tardo gotici, come
l’amore per il dettaglio minuzioso, le tessiture lineari, la
preferenza per le curve.
Ogni artista mise insieme uno stile personale, ma in tutti restò
regolare ancora la posizione a metà tra i due linguaggi. La
questione della coesistenza stilistica tra rinascimento e gotico
si prolungò per tutto il XV sec. . In alcuni esponenti dell’arte
dopo la metà del 1500, che la tradizione storica ha collocato
tra gli artisti rinascimentali, è possibile ancora rinvenire
componenti stilistici tardo gotici. Il caso più vistoso è quello
di Sandro Botticelli, artista rinascimentale,
nel quale ogni tanto spuntano ancora riferimenti tardo gotici.
Gli anni tra la fine del 1400 e i primi
del 1500 hanno segnato il momento culmine dello splendore del
Rinascimento. Roma divenne il centro della cultura
italiana, principalmente per il fatto che la prosperosa
corte pontificia accolse i più prestigiosi pittori, architetti e
scultori:
Leonardo da Vinci,
Raffaello Sanzio, Michelangelo Buonarroti e Donato Bramante
(architetto) solo per
citare i più famosi al mondo. Da questo punto gli stessi criteri
che avevano in precedenza guidato l’arte furono profondamente
trasformati.
La fine del Rinascimento arrivò col disfacimento economico e politico in Italia, quando si estinsero le energie creative che gli avevano dato sicurezza e prosperità. Le infelici vicende politiche della penisola oscurarono la cultura, l’arte e lo studio per il classico. Con le nuove insicurezze si dissolse la persuasione nelle capacità dell'uomo, tornarono il divino, il senso di provvisorietà, mentre l’idea politica rifiutava la chiarezza di Macchiavelli. Verso il XVI sec., prendeva il sopravvento lo stato d'animo della Controriforma.
Nella cultura artistica del Rinascimento la pittura ha avuto un compito importante: le innovazioni si sono espresse proprio nella diversa concezione di spazio e colore, terreni fertili per la pittura.
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Piero della Francesca: Battesimo di Cristo (1445)
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Francesco del Cossa: Aprile (1469-1470)
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Paolo Uccello: Battaglia di San Romano (1456) |
Lo spazio è ora
rappresentato attraverso una prospettiva
lineare, mentre nei secoli prima le immagini
pittoriche erano complanari, appiattite sulla
stessa superficie del quadro. Non erano
percepibili le distanze tra figure in primo
piano e in secondo piano. Nel Rinascimento,
invece, l’artista si dedica alla costruzione
dello spazio, per dare alla composizione una
prospettiva
più umana, esattamente come il nostro occhio
vede in realtà. Le regole della prospettiva
donano distanza fra gli elementi, li collocano
nel posto giusto. Alcuni artisti usarono
meravigliosamente la prospettiva, anche per
rappresentare ambienti reali o spazi terreni a
contorno delle rappresentazioni religiose.
Alcuni furono ossessionati dalle regole
prospettiche, tanto da divenire il loro tema
principale nella ricerca figurativa.
Paolo Uccello, per esempio, nell’opera
Scena del miracolo dell’ostia profanata,
usò la prospettiva per far emergere le giuste
distanze tra le figure in primo piano e quelle
nei successivi piani, donando un senso di
profondità.
Dal 1400 l’utilizzo della prospettiva ebbe una
rapida diffusione fino a divenire un minimo
comune denominatore tra le opere dei grandi
artisti. Alla pari di Paolo Uccello possiamo
ricordare Fra Angelico, Antonio
Pollaiolo, Piero della Francesca, Andrea
Mantenga, Tiziano Vecellio,
Sandro
Botticelli, Giovanni Bellini e
altri.
Presto il movimento rinascimentale si diffuse in
Europa, grazie anche ai continui viaggi dei
pittori italiani che esportarono le ultime
dottrine. Tra i grandi artisti stranieri che
fecero proprie le regole della prospettiva,
possiamo menzionare Albrecht Dürer
e i fiamminghi Hubert e Jan van Eyck,
che diffusero il nuovo movimento tra le culture
dei loro popoli, permettendo nuovi sfumature e
dando così origine a opere molto originali.
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Raffaello: Scuola di Atene (1509 -1510) |
Mantegna: Camera degli sposi (1465-1474) |
Lotto: Annunciazione (1527) |
Gli artisti analizzavano
con minuziosità la
realtà,
al fine di apprendere dal mondo naturale. Fu
così che poterono notare come il colore di
oggetti e persone muta al mutare della luce,
dell’atmosfera e dell’ombra. Per questa ragione
l’uso del colore divenne più sofisticato, più
vicino al reale, alle sfumature e alle varie
tonalità nelle diverse condizioni.
I veneti, quali Mantenga, Bellini,
Carpaccio Vecellio, si adoperarono più
di altri in questa attenta ricerca, tanto che
acquisirono grande maestria, che poi affascinò e
influenzò col tempo il modo di numerosi altri
artisti sia italiani sia stranieri.
Nuovi materiali e innovazioni tecniche
accompagnarono questo periodo: si passò dal
supporto quale la tavola in legno alla tela, con
il grande vantaggio di permettere opere di
dimensioni più grandi in quanto più leggere e
trasportabili (e anche più durature). Tra i
nuovi materiali troviamo i pastelli, la
matita
a sanguigna, fino alla più importante delle
novità: la tecnica a olio. Quest’ultima fu
inventata nei Paesi Bassi, attorno alla fine del
1400. La tecnica a olio permise una maggiore
flessibilità cromatica, grazie alla morbidezza
dell’impasto. Inoltre la tavolozza si ampliava
di colori e sfumature, così da permettere una
migliore rispondenza alle esigenze degli artisti
nella ricerca minuziosa di emulare la realtà
cromatica che li circondava.
L’olio permise anche una maggiore diffusione del
tema del ritratto, oltre che migliorare
notevolmente i paesaggi a cielo aperto.
Nella prima metà del 1400 il ritratto era molto
richiesto dalla borghesia: per sottolineare il
prestigio, per valorizzare la personalità, per
idealizzare i lineamenti del viso e per cogliere
gli aspetti interiori.
A sua volta il paesaggio, sempre rappresentato
con
prospettiva,
diventò via via elemento onnipresente, tanto da
essere affrescato sulle pareti e sui soffitti di
palazzi e chiese, per espandere gli spazi
interni, come a prosecuzione dello spazio
naturale.
I temi sacri più calcati sono stati: la
Natività, le Vergine e i Santi, la Vergine con
il Bambino, la Crocifissione e la Resurrezione,
il Giudizio Universale, l’Ultima cena e la
Deposizione.
Masaccio (1401-1428) fu il
primo tra gli artisti figurativi a rinnovare la
pittura del Rinascimento. Egli partì
dagli studi di Giotto, per inserire le
figure dei sui dipinti in ambienti dove era
palese un rapporto armonioso tra persone e
oggetti. Purtroppo destino volle la sua morte a
soli 27 anni, pertanto sono poche le sue opere
rimaste: la Pala d’altare della Madonna col
Bambino e Sant’Anna, la
Crocifissione, la S. Trinità e gli
affreschi della Cappella Brancacci in S.
Maria del Carmine a Firenze. In
quest’ultima Masaccio
esperimenta per la prima volta in pittura la
tecnica della prospettiva. Nell’opera Il
Tributo le figure in primo piano sono
posizionate in uno spazio che è circondato da
paesaggio e sono dipinte con minuzioso
chiaroscuro, che conferisce all’opera realismo e
profondità. Nella Cacciata di Adamo ed Eva
dal Paradiso Terrestre, la luce arriva da
un’angolazione e punto ben focalizzato, colpendo
in modo marcato le figure rendendone
l’espressione dei volti molto drammatica.
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Veronese: Venere e Adone |
Tiziano: San Giovanni Battista, (1542), Gallerie dell'Accademia, Venezia |
Tiziano: Salomé con la testa del Battista, (1515), Galleria Doria Pamphilj, Roma
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Finalmente nel
Rinascimento la scultura tornò all’indipendenza
rispetto all’architettura. Ripetiamolo, la
figura umana era tra i soggetti preferiti: ben
studiata anatomicamente e spesso in espressioni
dinamiche. Altri stereotipi in uso erano:
la tomba con la statua, le fontane da
piazza o da giardino, i portali con scene in
bassorilievo e i monumenti equestri.
Anche l’uso dei materiali beneficiò delle
innovazioni: per i grandi monumenti si tornò
alla fusione in bronzo, in
particolare equestri. Con la terracotta
dipinta si realizzavano sculture
policrome (Luca della Robbia) e
con il marmo si raggiunsero i massimi livelli di
raffinatezza e potenza espressiva (Michelangelo).
Anche nella scultura, come nella pittura, si
affrontò il tema della luce e
dello spazio. La luce doveva
contribuire a dare risalto ai soggetti
rappresentati, attraverso l’arricchimento di
ombre ben posizionate nell’opera.
Con Donatello (1986-1466)
l’uomo diventò il soggetto preferito della
scultura e fu rappresentato sia a bassorilievo
sia a figura piena. I gruppi scultorei avevano
sempre un elevato potere espressivo e emotivo.
Ai bassorilievi, sorprendentemente realistici
come il Festino di Erode,
Donatello affidò prospettiva e luce,
per ottenerne profondità. Nel Festino, rilievo
molto vario, il movimento è pronunciato, con
diversi piani via via lontani.
Lorenzo Ghiberti nei suoi
rilievi, per esempio La storia di Giuseppe
(Formella della Porta del Paradiso, Battistero
del Duomo – Firenze), riporta all’idea di
spazio. Con una costruzione ampia e profonda
dell’ambiente, riesce a valorizzare figure che
sporgono poco dal piano.
Alla fine del 1400 troviamo mutamenti anche
nella scultura, che diventa più autorevole, più
sostanziale nel suo innalzarsi da sola senza la
necessità di elementi a contorno della figura
principale. I monumenti, i ritratti, le
fontane sono più definite per
consentire i giochi di luce e ombra, facendo
così risaltare i dettagli e sottolineando
l’espressività data da questi. Tra queste opere
possiamo nominare il monumento a Bartolomeo
Colleoni di Andrea Verrocchio,
o l’intramontabile David di
Michelangelo
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Donatello: San Giovanni Evangelista |
Donatello: David Bronzeo |
Donatello: Giuditta e Oloferne |
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Michelangelo: Pietà |
Michelangelo: Mosè |
Michelangelo: Pietà nel Museo dell'Opera del Duomo di F |
Testo estratto da http://www.visibilmente.com/02arti/storia_dell_arte/2/rinascimento.html da cui è tratto anche il seguente chiarimento:
".. Per le pagine dedicate a Manierismo, Rinascimento_I, Rinascimento_II e
Rinascimento_III la bibliografia e sitografia è da riferire a:
«Maniera moderna e manierismo» - ed. Feltrinelli - Barilli Renato
«Barocco e manierismo nel gusto otto-novecentesco» - ed. Adriatica - Rodolfo
Macchioni Jodi
«Storia dell'arte 1: dalla preistoria al romanico» - ed. Alpha Test - Martinelli
Cecilia
«Storia dell'arte 2: dal gotico al neoclassicismo» - ed. Alpha Test - Martinelli
Cecilia
«Arte & Visual» - ed. Minerva - Ambrosini; Conti; Pinotti
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La redazione delle suddette pagine è stata curata da
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Le restanti pagine sono, invece, tratte da
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