SALVATORE FRATANTONIO

Fratantonio

Un neo-metafisico che dipinge le emozioni

Alberi solitari, dune, marine, albatri, (“un di quei grandi albatri, uccelli d’alto mare” così Baudelaire), gabbiani, (“Io non so ove i gabbiani abbiano il nido”, così Cardarelli), fichidindia, torri; e c’è da dire del carrubo, quasi personificazione umana, elemento botanico umanizzato dalla sua stessa condizione di solitudine. Perciò esso, più che presenza nel paesaggio fisico, è paesaggio interiore e dell’anima. C’è, insomma, la spiritualità della solitudine che bene si accorda col paesaggio metafisico della campagna modicana. Di conseguenza, il “mestiere” di Fratantonio è tutto nell’adeguare la propria tavolozza alle atmosfere e agli stati d’animo che il pittore ha voluto, di volta in volta, rappresentare. Suggestioni, emozioni anche musicali e letterarie vengono fermate sulla tela e immerse nei blu e negli azzurri che sfumano i confini fisici, approdando nell’indeterminato, come per un desiderio di individuarne l’“oltre” o la meta nascosta dall’illusione o dal magismo delle cromie.

Giovanni Occhipinti

 

Spunti per una nota biografica

Proprio nella città natia – era poco più adolescente – Fratantonio ha cominciato ad appassionarsi alla pittura.
Poi, il desiderio di raggiungere orizzonti più ampi l’hanno spinto a prendere contatti con ambienti lontani: Roma come prima meta, Milano quale scelta più radicata.
In entrambe le città studia e approfondisce le correnti dell’arte contemporanea e i movimenti che l’hanno preceduta. Sostanzialmente autodidatta, nel laboratorio romano di Alberto Trevisan apprende i metodi di lavoro ed elabora una propria tecnica sulla quale innesta la sua attuale originalità espressiva dall’esperienza dei maestri di questo secolo – Morandi, Mafai, Sironi– Fratantonio trae stimolo e indicazioni mettendo sempre a segno una specifica tipicità evidenziata da un’articolata serie di mostre collettive e personali.

Ci limitiamo a segnalare nel 1961 la prima esperienza al Museo Civico di Modica, nel 1963 alla Botteguccia di Roma, nel 1974 al Palazzo del Valentino a Torino, nel 1979 a Villa Olmo di Como, nel 1980 a Palazzo Letteraria di Verona, nel 1983 al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, nel 1984 al Palazzo del Turismo di Milano, nel 1986 a Palazzo Polara di Modica, nel 1988 alla Galleria San Fedele di Milano, nel 1990 alla Galleria Enzo Mariani di Seregno e al Palazzo della Permanente a Milano, nel 1993 al Museo di Milano, nel 1995 al Centro Servizi Culturali di Ragusa, nel 1996 alla Nuova Galleria Carini di Milano, nel 1997 al Palazzo Grimaldi di Modica e alla The Happening Gallery, Bristol (Inghilterra), nel 1998 al Palazzo Mormino di Donnalucata (Scicli), nel 1999 Casina Cuti a Siracusa, nel 2000 alla Galleria Bonaparte di Milano, Galleria Ciovasso di Milano, New Art Gallery di Termoli a Campobasso, nel 2001 a Palazzo Polara di Modica, nel 2002 Galleria Ciovasso di Milano, Sala Convegni a Pozzallo, nel 2003 Arianna-Arte a Mantova, Banca popolare di Ragusa Sede di Milano, Palazzo Mormino di Scicli (RG)

 

Si sono interessati critici, letterati, senza far torto a nessuno citiamo alcuni nomi:

Carmelo Arezzo, Marisa Buscemi, Domenico Cara, Renato Civello, Pasquale Colacitti, Nicoletta Colombo, Giuseppe Cultrera, Giacomo de Antonellis, Raffaele De Grada, Curzia Ferrari, Gilberto Finzi, Carlo Franza, Pedro Fiore, Aldo Gerbino, Paolo Giansiracusa, Mario Lepore, Paolo Levi, Giuseppe Martucci, Giorgio Mascherpa, Franco Miele, Umberto Migliorisi, Angelo Mistrangelo, Mario Monteverdi, Carlo Munari, Giovanni Occhipinti, Vittoria Palazzo, Mario Portalupi, Giuseppe Puma, Giorgio Rota, Sebastiano Saglimbene, Emanuele Schembari, Giorgio Seveso, Franco Solmi, Gino Traversi, Mariateresa Verdirame, Piero Vernuccio, Dino Villani.

Opere in permanenza:

Galleria d’Arte Parkview Fine Paintings, Bristol (Inghilterra), Galleria Bonaparte, Milano, Galleria Ciovasso, Milano.

www.fratantonio.it